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All Shades Of Human - April 14, 2014 at 08:03AM

All shades of human
Ammetto di essere una persona non sempre malleabile e aperta alla comprensione di punti di vista diversi dai miei ma, nella maggior parte dei casi, cerco di comprendere, mi sforzo di calarmi nei panni altrui e di guardare con i loro occhi. Ci sono, però, questioni per cui questo sembra essermi impossibile e non perché non ci provi.
La “questione”, se così vogliamo chiamarla, dell’orientamento sessuale è uno di quei casi per cui davvero non riesco a capire. Ciò che non capisco è dove sia il problema se una persona è attratta da un genere o da un altro o da entrambi e ogni possibile via di mezzo. Seriamente: dov’è il problema?
Un problema, tuttavia, è evidente che ci sia. Non passa giorno in cui non si sentono notizie relative ad atti di omofobia, in cui non ci sia qualcuno che combatte contro il pregiudizio e che vive nell’angoscia, prima in vista del “coming out” e, successivamente, per le ripercussioni che questo ha.
Forse ho avuto la fortuna di essere cresciuta in un ambiente famigliare in cui questi pregiudizi non c’erano e non ho avuto modo di impararli. Ricordo, anzi, quando ero una bambina, due colleghi di lavoro di mia madre: partner in ufficio e partner nella vita. Mia madre non ha mai nascosto questa informazione e me l’ha presentata con tutta la semplicità della normalità. Erano una coppia. Punto. Non difficile, no? A me non è mai parso strano, non sono stata a chiedermi perché due uomini fossero anche una coppia, ho assunto l’informazione e l’ho messa da parte, mi era più che sufficiente. A questo proposito, ricordo un video visto su YouTube qualche tempo fa. Questo video analizzava le reazioni di bambini e pre-adolescenti nel vedere video di matrimoni omosessuali. A questi bambini veniva chiesto cosa vedessero in questi video, se a loro sembrassero strani. Non c’è stato un bambino che abbia risposto che era strano: quelle persone si amavano e chi si ama spesso si sposa.


Questa è la dimostrazione che l’omofobia si impara.
A me piace la scienza e mi piace fare piccole ricerche nel tentativo di dare maggiore senso al mondo che mi circonda. Ci sono comportamenti che sono scritti nel nostro patrimonio genetico e nel nostro cervello. Basti pensare alla famosa legge delle quattro F: Fighting, Fleeing, Feeding, Fucking. Questi sono gli istinti primari insiti in ogni animale, uomo compreso. Il resto è società e cultura. Non c’è la parola “omofobia” nei mattoni di base che costituiscono l’istintualità umana, non è qualcosa con cui si nasce.
Un esempio di comportamento istintivo e molto mondano contro cui l’uomo va regolarmente è il rifuggire i sapori amari. Esiste un motivo per cui i sapori amari ci disgustano (o dovrebbero farlo). Sono sapori che stimolano quella parte del nostro cervello primordiale adibita al “fleeing”, il fuggire. Per l’uomo primordiale, amaro equivaleva a non edibile e, spesso, a velenoso. Se una pianta era amara, la si lasciava dov’era.
Nonostante ci siamo educati ad apprezzare il gusto amaro, ancora adesso il primo istinto che si ha quando si sente un gusto amaro è sputare. Per quanto mi riguarda, questo è un istinto ancora ben radicato e predominante, lo sa il mio fin troppo dolcificato caffè quotidiano.
Un’altra dimostrazione del fatto che l’omofobia è una conseguenza culturale è data dalla storia di diversi popoli. L’omosessualità e la bisessualità hanno assunto, in varie culture e momenti, significati differenti. Un esempio è quello della cultura greca antica. I greci avevano un loro gruppo di regole sull’omosessualità, sulla sessualità e, in generale, sulle relazioni. Ed era una società molto maschilista. Un uomo, per esempio, era incoraggiato fin da bambino a stringere un rapporto personale con un coetaneo maschio e a coltivarlo. Nell’ambito di questo rapporto di amicizia stretta, i rapporti sessuali erano visti come una sorta di naturale completamento. Era, tuttavia, malvisto avere rapporti sessuali con un maschio a scopo di sola fornicazione. Per la fornicazione c’erano le donne. Un uomo, quindi, si presupponeva avesse un amore maschile ma una moglie con cui sfogare voglie e generare prole. A questo proposito basti citare Alessandro Magno ed Efestione. L’amore della vita del più grande condottiero greco era un uomo.
Per tornare a tempi più recenti, cito l’esempio dei nativi del nord America. Secondo questa cultura, omosessuali e bisessuali non erano affatto considerati normali, erano speciali. Venivano chiamati “due spiriti” (two-spirited) perché integravano in sé sia la natura maschile che femminile. Spesso questi individui venivano educati a diventare sciamani e leader delle tribù, chiamati a risolvere i litigi e potevano sposarsi. Sì, i nativi americani avevano il matrimonio omosessuale. Non solo. Quelle persone che sentivano di non essere nate nel “corpo giusto” avevano la totale libertà di comportarsi, abbigliarsi e crescere “assumendo” il genere che preferivano. Vi sono foto di nativi americani maschi, per esempio, abbigliati come donne e accanto a coniugi maschi. Questo aspetto, ci tengo a sottolineare, riguardava la spiritualità della persona, la sua emotività, non la sua sessualità. Il sesso omosessuale era del tutto normale tra i nativi americani. Uomini e donne potevano intrattenere rapporti sessuali con chi più li aggradava, questo non li rendeva automaticamente due-spiriti. Non era la sessualità a definirli, era qualcosa di ben più profondo.
Per quanto questa apertura mentale sia oggi auspicabile, non si può fare a meno di rendersi conto che, in qualche modo, anche questi popoli “inscatolavano” queste persone. Probabilmente è una necessità dell’uomo poter dare definizioni, poter creare categorie, poter discriminare. Con “discriminare” in questo caso si intende semplicemente l’atto del distinguere una cosa da un’altra. Personalmente odio gli inscatolamenti: bisessuale, eterosessuale, omosessuale, bianco, nero, musulmano e via dicendo. Comprendo, tuttavia, che creare categorie e scatole è a volte una necessità, è più pratico. Quando la praticità, però, si ritorce contro chi fa parte di una determinata categoria smetto di comprendere. Non siamo tutte persone?
Diventa facile e perfino ovvio, qui, citare Il mercante di Venezia ma non è mai un male ricordare la cultura. Shylock, nel terzo atto, prima scena, chiede: “Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, organi, statura, sensi, affetti, passioni? Non si nutre anche lui di cibo? Non sente anche lui le ferite? Non è soggetto anche lui ai malanni e sanato dalle medicine, scaldato e gelato anche lui dall’estate e dall’inverno come un cristiano? Se ci pungete non diamo sangue, noi? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate non moriamo?”
Nonostante queste domande siano rivolte a seguito di una discriminazione religiosa e non sessuale, valgono per qualunque forma di pregiudizio. Non era ancora il 1600 quando William Shakespeare ha posto in bocca di uno dei suoi personaggi queste parole: quattrocento anni e ancora c’è chi ha necessità di fare le stesse domande, che tristezza.
C’è un’altra cosa che mi fa tristezza ed è constatare che all’interno della stessa comunità LGBT si fanno discriminazioni.
Mi sono trovata per le mani un personaggio (parlo di giochi di ruolo) che voleva essere bisessuale (so che ne parlo come fosse vivo e avesse volontà propria e lo faccio perché, da un certo punto di vista, per me lo è). Ho diversi amici omosessuali ma, per quanto io sappia, nessuno bisessuale e ho voluto informarmi un po’. Ho scoperto che i bisessuali sono quasi ghettizzati dagli omosessuali, come se l’essere in grado di apprezzare sia un corpo maschile che un corpo femminile fosse un’offesa, come se scegliessero di non schierarsi né da una parte né dall’altra. I bisessuali sono una sorta di Svizzera della sessualità nel mondo LGBT: esistono ma vengono ignorati da tutti (a parte quando si tratta dei sistemi bancari, per quanto riguarda la Svizzera).
In questo sarò io strana ma, dal mio punto di vista, la bisessualità è uno dei tratti più affascinanti che un essere umano possa presentare. E’ l’incarnazione dell’equità affettiva: un bisessuale non è stretto nel cercare la propria metà in una parte di mondo o nell’altra, la può trovare ovunque. Avrò una visione troppo romantica della cosa ma trovo davvero edificante il pensiero che vi siano persone che sono in grado di amare altre persone senza preoccuparsi di cosa ci sia nelle loro mutande. Onestamente, mi piacerebbe davvero essere io stessa bisessuale.
E anche bi-sentimentale. So che è un termine che non esiste ma credo che sia importante non focalizzarsi sempre e solo sul sesso. E c’è differenza tra sesso e sentimento. Fare sesso con una persona del proprio genere è diverso da innamorarsene. D’altra parte, una volta che il meccanismo dell’eccitazione è innescato, si sa che non conta troppo da chi arrivano gli stimoli ai propri genitali, se non si è anche emotivamente coinvolti.
E’ anche vero che il sesso è un istinto basilare. Quando si ha di fronte un potenziale partner, le prime valutazioni se possa essere adatto a noi sono fatte inconsciamente dalla nostra fisiologia. Non mi stupisce che la categorizzazione sia fatta in base alla sessualità e non alla sentimentalità.
Non sarebbe, invece, bello essere in grado di andare tutti oltre i genitali e arrivare a testa e cuore? Non sarebbe bello essere capaci di non fermarsi alle apparenze e agli inscatolamenti e, invece di lasciarsi inquinare la mente dall’idiozia del pregiudizio, guardare agli altri come parte della grande categoria chiamata “umanità”? E amare le persone non per il loro pene e la loro vagina o per la loro religione o colore della pelle ma per le loro idee e le loro azioni?
Omosessualità e bisessualità esistono in natura, il mondo animale è pieno di esempi. Possibile che noi, che ci siamo evoluti fino a sviluppare una mente razionale, non siamo capaci di accettare quanto della nostra natura fa parte mentre le specie animali non lo considerano un problema? Non lo considerano affatto.
A volte la domanda che mi si presenta alla mente è: chi è davvero l’evoluto su questo pianeta? Sappiamo costruire e creare, sappiamo trasformare il mondo che ci circonda, sappiamo trovare soluzioni ma ancora non sappiamo accettarci. E’ davvero triste e lo trovo incomprensibile, profondamente incomprensibile.

In merito a questo argomento, consiglio vivamente il seguente video: “iO Tillett Wright: Fifty shades of gay” dal canale TED.
E’ estremamente eloquente e brillante nel presentare l’argomento. E’ in lingua inglese.




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  • Track Name

    Hurricane (Video Edit)

  • Album

    This Is War

  • Artist

    Thirty Seconds To Mars

Hurricane, Video Edit - Thirty Seconds To Mars
“Escape” has been cut out from the intro to shorten the running time and allow for a smaller file to be uploaded here. The storm and the french girl are still there, just “Escape” has been trimmed.
Sadly it’s just a 128 Kbps file, barely making the TUMBLR limitations.
Running time: 10:41 minutes.
I don’t own any rights to this song. The original version is featured on “This is War”.

  • Track Name

    Up In The Air

  • Album

    Love Lust Faith + Dreams

  • Artist

    Thirty Seconds To Mars

Thirty Seconds To Mars - Up In The Air video cut
This is the video version of the song without the intro and without the beeping and rewind noise in the middle of the song. It has a longer breakdown section with the girl’s voice. I slightly implemented the bass sound.
Running time: 5:07 minutes
I don’t own any rights. Buy the album LOVE LUST FAITH + DREAMS!

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